PALMA-LA STORIA DELL’UOMO CHE RIUSCI’ A VINCERE LA MALARIA

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IL MEDICO PALMESE MANGIAVILLANI.

 

LA STORIA DELL’UOMO CHE RIUSCI’ A VINCERE LA MALARIA

Tra i personaggi illustri palmesi del passato merita di essere ricordato Giuseppe Mangiavillani un medico palmese che agli inizi del Novecento ricoprì brillantemente nella città del Gattopardo il ruolo di ufficiale sanitario. Mangiavillani, sconosciuto dai suoi concittadini, non fu solo un semplice igienista ma un autorevole scienziato. La sua opera venne ricostruita, ben cinque anni fa, da Sabrina Mariarita Meli e resa pubblica attraverso le pagine del quotidiano La Sicilia il 6 gennaio del 2013.
Sabrina Meli, allora liceale e oggi laureanda in Lettere presso l’Università di Catania, attraverso lo studio delle opere e delle pubblicazioni del Mangiavillani, riuscì a disseppellire la storia di un grande medico immeritatamente sepolta. Dalla ricerca di Sabrina Meli si apprende che Mangiavillani, nonno dell’ex guardasigilli Nitto Palma (al quale recentemente il nostro Comune ha concesso la cittadinanza onoraria) si prodigò tra il 1904 e il 1909 nella cura e nella profilassi della sua gente colpita dalla malaria. La sua meticolosità unitamente alla sua solida formazione scientifica lo portarono ad annotare scrupolosamente i propri risultati, ad elaborali in grafici e tabelle. Nella cura della malaria Mangiavillani può essere considerato senza dubbi uno dei pionieri. Fu infatti tra i primi ad utilizzare il chinino,ancora oggi principale rimedio contro la malattia. Il medico palmese sposò in toto le teorie del celebre igienista Angelo Celli, da lui conosciuto all’Università di Palermo. Il Celli infatti, per la cura della malaria, consigliava l’assunzione di dosi giornaliere di chinino, a differenza dei seguaci di Koch che propendevano per la somministrazione discontinua dell’alcaloide. Fu così che Giuseppe Mangiavillani, in un paese afflitto dall’epidemia malarica- utilizzando il metodo Celli- somministrò dosi quotidiane di chinino a 655 malarici e a 874 contadini ed operai sani . Nei primi si registrarono numerose guarigioni, nei secondi nessuno si ammalò. Anche lui si era sottoposto volontariamente, per tranquillizzare i suoi concittadini , alla profilassi giornaliera con il chinino per tre mesi riuscendo a preservare se stesso dalla malattia. Per strappare alla morte la sua gente, Mangiavillani dovette lottare non solo contro la malaria ma anche contro l’ignoranza e le diffidenze di una popolazione povera ed analfabeta. Quella battaglia Mangiavillani la vinse, grazie alla sua determinazione e alla sua testardaggine. Ancora oggi, come sostenne allora Sabrina Meli ” nel suo paese nessuna strada o istituzione lo ricorda “. Nonostante la folta schiera di “studiosi, poeti e scrittori locali” aggiunge lo scrivente.
Articolo a cura di
Giampiero Meli
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