PALMA-FINALMENTE DECIFRATA LA LETTERA DEL DIAVOLO DI MADRE CROCIFISSA

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Fisici ed informatici di Catania hanno scoperto grazie al web un algoritmo che ha permesso di decifrare la cosiddetta Lettera del Diavolo, dettata a forza ad una suora del Seicento.

Una donna che ingaggiò una battaglia contro il demonio

In Sicilia c’è senz’altro chi sa cosa sia la cosiddetta “Lettera del Diavolo”: ebbene, a Catania un’ équipe e di fisici ed informatici hanno trovato sul web un algoritmo, un software di decriptazione, che ha finalmente permesso di decifrarla dopo circa quattrocento anni. Secondo la leggenda – ma non lo è secondo la Chiesa cattolica – nella notte tra il 10 e l’11 agosto del 1676, Satana in persona avrebbe costretto una suora dell’isola, Maria Crocifissa della Concezione – al secondo Isabella Tomasi  (la beata Corbera del Gattopardo)–, del monastero di Palma di Montechiaro (Agrigento), a scrivere la missiva, che per via della lotta sostenuta dalla religiosa con il demonio, appare con strani caratteri e incomprensibile a livello di significato. Tuttavia, alla fine, ella riuscì ad opporsi al Maligno quando, al posto della firma di quest’ultimo, scrisse “Ohimè”. E’ proprio il caso di dire che per la suora, quella fu una notte infernale: dopo aver scritto la lettera sotto dettatura del Diavolo, la sorella si addormentò spossata e, al risveglio, aveva il viso tutto sporco d’inchiostro e l’indecifrabile foglio, 14 righe in tutto, davanti a sé.

 

La lettera

L'antica missiva

I caratteri sarebbero un miscuglio di particolari alfabeti: quello latino, quello greco, quello cirillico, quello runico – usato dalle antiche popolazioni germaniche come i Vichinghi e Goti – e da quello degli yazidi, popolazione di etnia e lingua curda che vive nel Sinjar iracheno, ma in Siria, Turchia, Georgia, Armenia e Iran fin da prima della comparsa dell’islam.
La sua religione – yazidismo – è dunque pre-islamica e in particolare si basa sull’adorazione di un “angelo decaduto”, il dio pavone, identificato dai musulmani come “shaytan”, “il diavolo”, del quale gli yazidi sono considerati “adoratori”. Ecco perché l’Isis oggi sta cercando di sterminare quello popolo in Iraq e in Siria.
Tornando alla lettera, i suoi caratteri sono stati incomprensibili per secoli e, come abbiamo preannunciato, lo sono ancora, per via della mancanza di senso compiuto: “Forse ormai certo Stige – fiume infernale – Poiché Dio Cristo Zoroastro seguono le vie antiche e sarte cucite dagli uomini, Ohimè. Un Dio che sento liberare i mortali”. Stupisce leggendo, l’accostamento “dotto” che il demonio farebbe tra Dio e Cristo con Zoroastro (o Zarathustra), il teosofo persiano che, prima del VI secolo a.C., fondò lo zoroastrismo nell’antica Persia – i suoi adepti oggi sono perseguitati dalla Repubblica Islamica vigente nell’attuale Iran –. Inoltre è da rilevare che alla fine del messaggio il Diavolo farebbe riferimento alla liberazione conclusiva che Dio vuole per gli uomini e a cui lui ovviamente si oppone.
La spiegazione del responsabile dell’ équipe

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Daniele Abate, responsabile del team di studiosi e direttore della LUDUM Science Center di Catania che ha “svelato il contenuto” della “Lettera del Diavolo”, ha spiegato al quotidiano torinese La Stampa che tutti gli alfabeti che abbiamo detto, sono stati inseriti nel programma informatico; “alfabeti che suor Maria Crocifissa poteva avere visto o conosciuto.
L’algoritmo prima individua i caratteri che si ripetono uguali, poi li compara con i segni alfabetici più simili nelle varie lingue”. “L’idea che mi sono fatto – dice ancora Abate – è che questo sia un alfabeto preciso, inventato dalla suora con grande cura mischiando simboli che conosceva. Ogni simbolo è ben pensato e strutturato, ci sono segni che si ripetono, un’iniziativa forse intenzionale e forse inconscia. Lo stress della vita monacale era molto forte, la donna potrebbe avere sofferto di un disturbo bipolare, allora non c’erano farmaci né diagnosi psichiatriche. Certamente c’era il diavolo nella sua testa.
La spiegazione della Chiesa

Documento che attesta la "beatitudine" di Suor Maria Crocifissa

La Chiesa è di diverso avviso rispetto alla scienza, visto che ha dichiarato beata Suor Maria Crocifissa, costretta dagli abitanti dell’Inferno a scrivere una lettera che avrebbe avuto lo scopo di indurre di Dio a rinunciare al suo progetto salvifico nei confronti degli uomini peccatori. La religiosa avrebbe pure rischiato di essere picchiata dai demoni per aver scritto “Ohimè” alla fine della missiva anziché la firma di Satana.
Personaggi che nel tempo si sono occupati della lettera

Lo scrittore

La missiva nel tempo ha affascinato molti illustri siciliani, come lo scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa (foto, ndr), notoriamente autore del “Gattopardo” nonché parente di Suor Maria Crocifissa e più di recente Andrea Camilleri, il “papà” del Commissario Montalbano, ma sicuramente, dopo la scoperta degli studiosi grazie alla tecnologia, continuerà ad affascinare anche altri.

                                        

                                   "LA SICILIA DEL GATTOPARDO" DI UGO GREGORETTI UN DOCUMENTARIO DEL 1960 SU RAI STORIA
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